The Ground Beneath My Feet: recensione del film austriaco di Marie Kreutzer in concorso al Festival di Berlino 2019

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The Ground Beneath My Feet: recensione del film austriaco di Marie Kreutzer in concorso al Festival di Berlino 2019

Nelle pieghe di una Vienna sempre ai primi posti nelle classifiche di vivibilità, la quarantenne austriaca Marie Kreutzer ha ambientato la storia di una vittima di questo successo in The Ground Beneath My Feet (Der Boden Unter Den Füssen. Lola in realtà in città ci rimane molto poco, è sempre in viaggio quando non vive per settimane in camere d’albergo seguendo una delle missioni a cui la sua società di consulenza manageriale in cui lavora la spedisce. La incontriamo mentre anni di lavoro massacrante, con dosi massicce di 48, ovvero due giorni interi di lavoro senza dormire, stanno per dare i loro frutti. È imminente al promozione, almeno così le promette la sua capa e amante.

L'ultima azienda che sta ristrutturando si trova nel nord della Germania, a Rostock, città portuale e non certo ridente. Lola sta arrivando ai trent’anni e si appiglia alla sua routine di sveglie all’alba, isteriche corse per strada o sul tapis roulant, e dosi massacranti di riunioni, conference call e analisi di dati fino a sera tardi. Al massimo rimane il tempo di una cena ogni tanto con qualche cliente, in cui beve solo acqua per mantenere la concentrazione, che perde solo, ma neanche fino in fondo, quando fa sesso in segreto con la sua boss, Elise

Lola si veste solo di rigidi tailleur, calze color carne e scarpe con i tacchi su cui cammina con non troppa destrezza. Una divisa, la sua, come quella dei suoi colleghi con cui fa squadra, anche se fare carriera impedisce di fidarsi troppo degli altri; la stessa Elise è molto interessata al suo corpo, rimanendo sempre inflessibilmente oggettiva nelle scelte aziendali. Sembra un teatro di marionette, quello messo in piedi dalla Kreutzer, che non si risparmia alcun luogo comune sui manager dipendente dal lavoro, tanto da far risultare Lola stonata e francamente poco interessante. Non va troppo per il sottile nello scoprire il suo gioco: raccontare gli effetti collaterali della ricerca del successo e del benessere della nostra società occidentale, come questo comporti il soffocare un nostro doppio, non chiuso in soffitta come il Dorian Gray di Wilde, ma in questo caso rappresentato dalla sorella Conny, schizofrenica in cura psichiatrica tenuta nascosta a tutti.

Proprio nel rapporto fra le due sorelle la Kreutzer inserisce degli elementi di suspense fra Polanski e De Palma, almeno nelle intenzioni e chiedendo scusa ai due appena citati, con tanto di telefonate ricevute ma mai effettuate (o no?) da parte della sorella rinchiusa in ospedale dopo un tentativo di suicidio. La maschera perfetta di Lola inizia dunque a incrinarsi, la vita privata reclama il proprio spazio a quella professionale, proprio nel momento in cui si giunge alla chiusura della ristrutturazione, quindi ai tagli di personale. Un rito di iniziazione per siglare il patto diabolico con la propria coscienza, verso una carriera all'insegna del cinismo perfetto?

Mentre Lola perde il senso della realtà, The Ground Beneath My Feet scivola nel banale, sospeso fra dramma sociale e ambizioni psicoanalitiche, appesantito da interpretazioni meccaniche e piccoli o grandi diversioni che fanno perdere allo spettatore più la pazienza che il senso dell’orientamento narrativo.



Mauro Donzelli
  • giornalista cinematografico
  • intervistatore seriale non pentito
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